SCHOPENHAUER

 SCHOPENHAUER

Arthur Schopenhauer è stato un filosofo tedesco, cittadino espatriato del regno di Prussia ed è  considerato uno dei maggiori pensatori del XIX secolo e dell'epoca moderna.
La filosofia di Schopenhauer è molto articolata. Nella sua opera giovanile, Il mondo come volontà e rappresentazione, che contiene già gran parte del suo pensiero, sostiene che il mondo è fondamentalmente ciò che ciascuna persona vede tramite la sua volontà, nella quale consiste il principio assoluto della realtà, nascosto alla ragione. La sua analisi pessimistica lo porta alla conclusione che i desideri emotivi, fisici e sessuali, non rusciranno a soddisfare a pieno la felicità degli individui portandoli ad essere insoddisfatti. proprio per questo pensa che andrebbero limitati, se si vuole vivere sereni.
(La condizione umana è completamente insoddisfacente e quindi estremamente dolorosa).





Schopenhauer e l'amore (matrimonio)
Per il filosofo tedesco l'amore, che ha la sua radice solo nell'istinto sessuale, è un inganno della natura, il cui unico scopo è la conservazione della specie. La stessa attrazione tra due innamorati è già la volontà di vivere del nuovo individuo: il matrimonio dunque è sempre infelice perché si preoccupa della generazione futura e non di quella presente.
La fedeltà coniugale, invece, è naturale nella donna e artificiale nell'uomo, questo perché la natura mira a moltiplicare la specie il più possibile. L'uomo, infatti, potrebbe generare anche cento figli l'anno, se avesse altrettante donne; mentre la donna, anche con altrettanti uomini, potrebbe mettere al mondo solo un figlio l'anno ed è quindi spinta a rimanere con colui che nutrirà e proteggerà la prole.
Di conseguenza l'adulterio femminile è molto più imperdonabile di quello maschile sia soggettivamente, che oggettivamente perché mette in dubbio la legittimità della prole.
Schopenhauer, inoltre, contrappone il "matrimonio d'amore" a quello "fatto per convenienza", ritenendo quest'ultimo "contronatura" ma certamente più vantaggioso per l'individuo, a differenza del primo che, invece, risulta nell'esclusivo interesse della specie.

Il mondo come rappresentazione (soggetto+oggetto)
La rappresentazione è composta da due aspetti essenziali: il soggetto rappresentante e l'oggetto rappresentato. Entrambi esistono soltanto all'interno della rappresentazione, tanto che non può esistere soggetto senza oggetto. L'oggetto esiste perché vi è un soggetto che lo prende in considerazione nella rappresentazione e così il soggetto prende coscienza di sé proprio tramite il suo rapportarsi con gli oggetti.

Il nuovo significato della rappresentazione

La rappresentazione, quindi, non è più intesa in senso kantiano, (come l'oggetto di qualsiasi atto conoscitivo) bensì, per Schopenhauer, è il risultato del rapporto necessario tra soggetto e oggetto. Rapporto in cui entrambi sono sullo stesso piano. Il soggetto non è prioritario rispetto all'oggetto o vice versa.

La realtà del mondo esterno non è stata risolta nè:
- dal realismo (realtà produce nel soggetto la rappresentazione);
- dall'idealismo (soggetto produce le rappresentazioni dell'oggetto).
Entrambe le correnti filosofiche hanno errato: la prima attribuendo la relazione causale a due mondi del tutto diversi tra loro. 
L'assenza di priorità dell'elemento soggettivo fa sì che le forme non siano più il dato soggettivo ma che tali forme a priori siano già implicite nella rappresentazione. 

Per Schopenhauer, come per Kant, forme a priori della intuizione sono lo spazio e il tempo, che Schopenhauer considera principi di individuazione della materia; ma a queste egli aggiunge il fattore della causalità. La causalità è, secondo Schopenhauer, più una forma percettiva che una forma concettuale. Si potrebbe dire che per il filosofo la nostra stessa intelligenza opera percettivamente quando individua relazioni causali.
La causalità è considerata da Schopenhauer come la vera e propria essenza della materia: essa è essenzialmente attività. Siccome la materia non è altro che l'agire nello spazio e nel tempo di oggetti su altri oggetti, la materia verrà a coincidere con la causalità.
Per Schopenhauer dunque l'intelletto non è più la facoltà kantiana che opera sulle rappresentazioni immediate per formare i concetti tramite le categorie, ma diviene la facoltà della causalità.

Il mondo come volontà
Se fossimo solo esseri conoscenti, rappresentanti, non potremmo mai scoprire le cose, noi però siamo anche corpo, che per il soggetto conoscente non è solo un oggetto ma è «anche qualcosa di immediatamente conosciuto da ciascuno e che viene designato con il nome di volontà».
La rappresentazione esterna non è solo rivolta alle cose esterne ma è anche quelle interiori per cui noi cerchiamo di cogliere la coscienza di noi stessi, del nostro io che coincide con la rappresentazione del nostro corpo. Con l'intelletto ciascuno di noi si guarda da fuori riuscendo a conoscere se stessi come un organismo corporeo tra altri corpi. Visto che siamo corpo, non ci limitiamo a guardarci da fuori ma riusciamo a sentirci vivere (sentiamo il corpo che ci appartiene). Questo fenoeno non riusicremmo a farlo se fossimo un soggetto esclusivamete sensoriale. 
L'intuizione di Schopenhauer sta nel fatto di considerare l'uomo non solo come soggetto conoscente ma anche come essere dotato di un corpo.
Tale corpo aiuta la nostra percezione, il senso esterno, ed è sede di un senso interno che ci mostra la nostra coincidenza con una forza, un impulso, che è la volontà.
Attraverso l'esperienza di sé stessi come corpo unico, l'uomo può giungere alla conclusione delle cose senza ricorrere alle forme a priori della conoscenza.

La volontà di vivere
Proprio attraverso il corpo scopriamo la realtà delle cose. Difatti vogliamo, certe cose e certe altre le evitiamo, allontanandoci dal dolore ricercando il piacere. Proprio questo ci permette di squarciare il velo del fenomeno e cogliere la cosa in sé. Infatti, ripiegandoci in noi stessi, scopriamo che la radice noumenica del nostro io è la volontà: noi siamo volontà di vivere, un impulso irrazionale che ci spinge, malgrado noi stessi, a vivere e ad agire.
La materialità dell'io ci mostra due facce diverse:
  • una esteriore (si offre alla rappresentazione per cui esso appare corpo);
  • una interiore (per cui esso si svela come tendenza, sforzo, brama di vivere, volontà di vivere).
La musica
L'essenza tangibile della volontà di vivere è la musica che attraverso semplici suoni esprime la vera filosofia del mondo. Secondo 
Schopenhauer la musica oltrepassa le idee ed è del tutto indipendente (cosa che non si può dire delle altre arti). La musica è infatti oggettivazione e immagine dell'intera volontà, tanto immediata quanto le idee. La musica, dunque, non è affatto, come le altre arti, ma è invece immagine della volontà stessa, della quale anche le idee sono oggettività: perciò l'effetto della musica è tanto più potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l'ombra, mentre essa esprime l'essenza.

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